QUI puoi visualizzare qualche immagine di edifici rurali ancora esistenti
Apprezzare la bellezza dell’Architettura Rurale diventa sempre più difficile, le motivazioni hanno varia natura a partire dalla sempre maggiore distrazione con cui osserviamo il mondo che ci circonda, sempre più veloce, fino ad arrivare alle difficoltà che si ha nel trovare ancora “in piedi”, specialmente per chi non ha la fortuna di vivere in un centro che conserva ancora connotazioni rurali, queste strutture che hanno caratterizzato la “storia dell’architettura minore”.
Siamo sempre più attenti alle trasformazioni architettoniche che ci investono, come giusto che sia, tuttavia, dimentichiamo ogni tanto, di fermarci, di scendere dal trano in corsa e di osservare il passato per trarne quegli insegnamenti senza i quali è difficile confrontarsi con il futuro.
L’ Architettura Rurale rappresenta una cultura del costruire ormai scomparsa, un modo di rapportarsi tra costruito umano ed ambiente naturale che andrebbe recuperato e, proprio nell’ottica della salvaguardia del paesaggio naturale, tali sistemi insediativi ci mostrano come Architettura e paesaggio possano raggiungere alti livelli di integrazione.
È importante, oggi, salvaguardare queste emergenze architettoniche che sono alla base del costruire moderno, ideale, anche se spesso non possibile, sarebbe per il loro recupero riproporre le tecnologie costruttive con cui sono stati realizzati.
Le Architetture Rurali fanno ormai parte del nostro bagaglio culturale, ed hanno raggiunto un così alto livello di integrazione ambientale che, a volte, diventa difficile immaginare un paesaggio senza l’edificio rurale ad esso associato.
- i. bortone -



Concordo..
io che abito in Toscana, ne vedo cos’ tanti di esempi di edifici rurali.. ed ogni volta mi vien voglia di ristrutturarli ad hoc!
Un saluto da una quasi-architettA
Si parlerà anche di questo al World Congress of Architecture che si terrà a Torino dal 29 Giugno 2008
Per maggiori informazioni e per ricevere il programma e la newsletter con gli aggiornamenti su calendario convegni e incontri andate su:
http://www.torino2008architecture.com
Il tempo che fugge inesorabile, annebbia, sino a cancellarle, le memorie di persone, di costumi e di civiltà, che è stata storia, ma che non saranno ricordate dalla Storia, propone un recupero, sicuramente meritorio. Senza dubbio si fa fatica a scovare quel poco che è rimasto dei vecchi tempi, perché la marea del cemento del nuovo e l’esodo in grandi città, hanno cambiato radicalmente in pochissimo tempo il modo di vivere e di abitare.
antonio luongo
E’ curioso che oggi, in Toscana, la stragrande maggioranza delle Amministrazioni tendano a formare i propri strumenti per il territorio sulla base di una riproposizione degli stilemi della c.d. “edilizia rurale” (non parliamo di “Architettura”, quella è un’altra cosa).
Altrettanto spesso le stesse PA si dimenticano che i contadini costruivano secondo le loro esigenze del momento, senza stilemi, senza canoni, solo con la tcnologia a loro più vicina. Serviva una stalla, la costruivano, serviva una stanza in più per il figlio, la costruivano, in aderenza all’edificio principale, serviva una carraia, la erigevano, e così via. Costruivano le loro case e i loro edifici da lavoro nei luoghi più consoni, in alto, in cima ai poggi perché rimanevano asciutti, perché erano soleggiati, perché erano visibili dai campi dove gli uomini lavoravano. Non c’erano piani regolatori, non c’erano falsità. Quegli edifici erano espressione del loro tempo. Era edilizia contemporanea. Al contrario di oggi, ci chiedono di costruire copie farlocche e fasulle di edifici che erano contemporanei cento anni fa, rinunciando a lasciare un segno, architettonico e tecnologico, dei nostri tempi. Vogliono il tetto a capanna in legno e laterizio quando oggi abbiamo il c.a. e l’acciaio, ci obbligano all’intonaco e al mattone e la pietra quando oggi abbiamo i paramenti compositi e i materiali sintetici. Ci chiedono il cotto quando oggi abbiamo il mondo, ai nostri piedi.
La Toscana è Disneyland.
Gentile PWS Admin, grazie per l’attento commento fatto al mio post riguardo “l’Architettura rurale” ma, come giusto che sia, sono parzialmente daccordo con quello che dice. Mi trova in accordo con il suo pensiero quando mi parla delle p.a. che ripropongono, forse obbligano, all’uso di stilemi passati, quando mi parla dei nuovi materiali e dell’utilizzo di questi ultimi, trovo giusto che ogni intervento che venga fatto, anche nei centri storici, sia espressione della cultura del tempo. Al contrario non mi trova d’accordo nel “declassare” l’architettura rurale a semplice “edilizia rurale”. l’Architettura non è quella fatta dagli Architetti o meglio non solo, l’Architettura è espressione di una cultura, del passato in questo caso, che è capace di lasciare dei segni in grado di modificare la percezione del territorio (modificarla in senso positivo). Parlare di edilizia rurale sarebbe come dire che i centri storici sono semplice edilizia contadina perchè anche questi venivano costruiti secondo le esigenze del momento, modellati e rimaneggiati, eccezione fatta per i “palazzi del potere”, senza uso di canoni, eppure i centri storici custodiscono un bagaglio culturale unico.
Credo infine che, proprio noi Architetti, non dobbiamo dimenticare le tecnologie ed i materiali del “passato” ma, quando è opportuno farlo, integrarli nelle tecnologie e con i materiali del “presente”.
Grazie nuovamente per l’intervento che ha voluto lasciare nel mio blog, spero di risentirla presto.
Il mio riferimento all’”edilizia rurale”, piuttosto che all’”Architettura rurale”, era voluto.
Come ben scrive Lei l’Architettura è espressione di una cultura, è una forma simbolica Panowskiana che esprime (ma sarebbe più giusto scrivere “dovrebbe esprimere”) lo zeitgeist, lo spirito del proprio tempo. Modifica la percezione del territorio, dello spazio, influenza l’estetica (intesa come “sentire”) e forma la percezione. Questo però non significa che tutto quello che è espressione del proprio tempo, che influenzi la cultura e la custodisca sia “Architettura”.
Oggi assistiamo al fenomeno per cui i nostri paesaggi non sono pensati dagli Architetti, la nostra cultura del territorio non è influenzata né progettata da Architetti (e così via) eppure stiamo tramandando una cultura, stiamo lasciando il segno del nostro tempo ai posteri, alla storia.
Bene, questa cultura del territorio e del paesaggio, costruito e non, è la cultura dell’Amministrazione Pubblica, dei funzionari e, per quanto riguarda il 93% del costruito, del Geometra.
Questa, Lei, la chiama ancora “Architettura”?
Nel centro storico di Firenze ci sono palazzi di Leon Battista Alberti e di Michelangelo. Poi c’è un tessuto di case “popolari” (né più né meno costruite con i criteri, le tecnologie e le necessità delle nostre zone PEEP) che fanno da sfondo alle opere Architettoniche maggiori.
Lei crede davvero che Firenze, ma potrei dire anche Venezia o Siena, sarebbe la stessa Firenze, come è conosciuta nel mondo, *solo* con le case popolari del XII secolo?
Ecco, Lei faccia conto che oggi, il nostro zeitgeist, quello che sui libri di storia dell’architettura si studierà tra 100 o 200 anni, e che i turisti visiteranno nello stesso periodo, è quello che Lei oggi sta vedendo nelle nostre periferie urbane o nelle lottizzazioni progettate dai “colleghi” geometri (non dimentichiamolo, figura unica nel panorama professionale tecnico nel mondo).
Comprendo perfettamente che oggi vediamo le cose con il filtro del tempo e ci affasciniamo per un gusto del passato che non tornerà, ma la casa del contadino, mi spiace, è semplice edilizia. Buona edilizia, certo, perché fatta non per speculazione ma per reali esigenze di confort familiare, ma l’Architettura è un’altra cosa.
Con piacere la ritrovo sul blog, come l’altra volta con un commento molto interessante.
Credo, probabilmente, di non essermi espresso bene la scorsa volta, tuttavia non ho mai detto che “tutto ciò che è espressione del proprio tempo è Architettura” ma, piuttosto, che “ogni intervento deve essere espressione della cultura del proprio tempo”, evidentemente il mio riferimento era alla cultura architettonica e non alla “cultura edilizia” a cui le case popolari che Lei cita certamente appartengono.
Così come ho detto la scorsa volta sono d’accordo con Lei riguardo alle problematiche delle P.A. della riproposizione di stilemi passati, delle modifiche del territorio e del valore del segno lasciato ma io non l’ho mai chiamata Architettura, quello che stiamo tramandando ai posteri non è Cultura piuttosto speculazione edilizia.
Nuovamente non sono in accordo per quel che riguarda i Centri Storici e le “case del contadino”.
Potrei anche giungere, al limite, a concordare con Lei che si tratta di “buona edilizia”, in fondo non vi sarebbe nulla di male, tuttavia Lei deve concordare con me che la buona edilizia di cui si parla ha avuto la capacità di sublimarsi per divenire organismo architettonico complesso, il Centro Storico per l’appunto.
Ecco il punto sta perchè è avvenuto questo cambio di stato ?
probabilemte perchè quella buona edilizia (che per me continua ad essere Architettura) ha avuto la capacità di creare un rapporto visivo e spaziale fra tutte le strutture del Centro Storico divenendo un “unicum” oltre che riconoscere ed assecondare, il “genius loci” del determinato territorio di cui ha realizzato la “trasformazione”.
Il Centro Storico è un organismo complesso e deve essere valutato nella sua completezza non certo analizzando singole Architetture, siano esse di L. B. Alberti o Michelangelo ne tantomeno isolando gli edifici di maggior rilievo decontestualizzandoli da ciò che li circonda, come Lei dice Firenze non sarebbe la stessa senza i suoi monumenti Architettonici ma certamente non potremmo pensare di “raderla al suolo” solo perchè priva di questi gioielli della Storia dell’Architettura.
In fine non si tratta di un “gusto del passato” che certamente non deve ritornare, piuttosto di analizzare attentamente i legami che hanno fatto si che si generi quell’unicum di cui parlavo sopra, elemento che non è riscontrabile nelle nostre città ed ancor meno nella speculazione edilizia delle case popolari (solo per fare un esempio).
L’Architettura deve avere la capacità di assecondare le esigenze dell’uomo, perchè è fatta per l’uomo, rispettando la sua alta natura di trasmissione ai posteri della cultura del tempo, qualora manchi uno solo di questi due elementi non si può parlare di Architettura.
Lei dice:
“Firenze non sarebbe la stessa senza i suoi monumenti Architettonici ma certamente non potremmo pensare di “raderla al suolo” solo perchè priva di questi gioielli della Storia dell’Architettura.”
Il Barone Haussmann, su Parigi, la pensava diversamente.
Le nostre città, invece, grazie alla cultura conservatorista dei nostri Amministratori e, in gran parte, dei nostri maestri, rimangono ad oggi semplici scheletri museali vuoti, bloccati ed inadeguati al nostro tempo.
non sono “ferrata” sull’argomento non essendo un architetto ma leggendo quanto scritto da lei, PWS Admin, mi viene spontaneo chiedermi e chiederLe:
Lei crede davvero che l’Architettura dei nostri giorni, fatta dagli Architetti dei nostri giorni, sia in grado di soddisfare le esigenze del popolo come invece lo faceva, al suo tempo, quella che Lei definisce semplice Edilizia Rurale?
non è il “soddisfare” il Vero compito dell’Archiettura? o crede che possa essere citata, in un lontano futuro, un’opera senza Valore?
dal mio modesto punto di vista credo che uno sguardo al passato non abbia mai creato “squilibri”, né nell’Architettura né in qualsiasi altra disciplina.. ed io, da studentessa di odontoiatria, posso assicurarLe che la medicina stessa, quella che dovrebbe più di tutto guardare al futuro, alla ricerca, si affaccia molte volte al passato riscoprendo tra le arcaiche manzioni che svolgevano quelli che un tempo venivano definiti “dottori” (anche non possedendo una laurea), la base della medicina moderna, riconoscendola tale e rispettandone il valore.
infondo si usa dire “riscopriamo il passato per vivere meglio il presente e per creare il futuro”.
Mi sono permessa di esprimere il mio parere, prendendo atto della Medicina, sapendo che Lei, persona colta, è in grado di estrapolare dalle mie valutazioni, la conclusione del mio intervento sull’Architettura.
anna maria