L’importanza dei Centri Storici

Oggi più che mai i Centri Storici sono i custodi di una memoria del costruire ormai del tutto scomparsa, una Scienza dell’Architettura “pratica” tramandata in maniera orale, quindi non codificata, da una maestranza all’altra, durante il corso dei secoli. Gli stessi materiali che caratterizzano le Architetture dei Centri Storici, la pietra, il legno, il cotto, ci parlano di un rapporto con il “tempo” dell’Architettura che oggi non si verifica più, un rapporto legato alla ricerca del materiale, il più delle volte quello locale, della sua lavorazione da parte di sapienti mestri ed infine della sua posa in opera per realizzare l’unità architettoica. La capacità di ogni Centro Storico di crescere su se stesso, ci restituisce una stratigrafia storico – architettonica delle diverse epoche, così accade che accanto o addirittura sullo stesso edificio si possano riscontrare elementi tipici medioevali perfettamente integrati con elementi barocchi o ancora che influssi provenienti da diverse culture si fondano in un’unica struttura architettonica. Questa peculiarità deriva dal fatto che la “crescita” spesso è slegata da qual si voglia tipologia di Piano Regolatore ed è realizzata per aggiunte successive ad una originaria struttura Architettonica, sicchè anche quando è possibile riscontrare una matrice “geometrica” originaria, si pensi ai Centri Storici nati in epoca romana e quindi basati su “decumani” e “cardi”, questa è stata solo il punto di partenza per una crescita che nei secoli si è verificata per singoli elementi architetoonici che non di rado si sono fusi per generarne uno nuovo. La ricchezza culturale che un Centro Storico offre è certamente da tutelare ponendo particolare attenzione agli interventi che in esso si vanno a realizzare, avendo anche il coraggio di soluzioni “moderne” che però si muovano nel rispetto della storia e quindi dell’edificio in quanto custode materico di quest’ultima. Non sono da scartare a priori anche interventi legati alle energie sostenibili, il fotovoltaico, ad esempio, è senza dubbio un interessante elemento da non destinare solo alle nuove costruzioni ma da integrare anche nei Centri Storici. Senza dubbio ciò comporta maggiori problematiche di impatto visivo, realizzare una corretta integrazione che non si limiti all’ “appiccicatura” dei pannelli fotovoltaici sul tetto non è una impresa impossibile. I Centri Storici negli ultimi decenni hanno subito, e continuano a subire, un preoccupante spopolamento, meritano di essere valorizzati perchè hanno tutte le potenzialità per divenire una fonte di ricchezza per i Comuni che hanno la capacità di investire correttamente in essi.
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4 Responses to L’importanza dei Centri Storici

  1. giovanni pisano ha detto:

    Nei centri storici di città importanti le cause dell’abbandono possno essere diverse. Nel caso di quelli del salernitano e non solo, l’abbandono è dovuto, molto spesso, all’espasione urbana prevista dai piani regolatori generali (Prg) e dai piani urbanistici comunali (Puc). Molto spesso l’espansione è gonfiata e drogata, rispetto all’effettivo fabbisogno di nuovi vani necessario al comune di cui si parla. Per frenare lo spopolamento dei centri storici, almeno di quelli che ci interessano, basterebbe migliorarli dal punto di vista della qualità della vita e fare dei piani urbanistici rapportati strettamente alle previsioni demografiche comunali.

    • innocenzo ha detto:

      Gentile Arch. Pisano,
      non posso che concordare riguardo al miglioramento della qualità della vita che, inevitabilmete, richiama scelte politiche adeguate e (molto spesso) coraggiose.

  2. inno ha detto:

    Gentile Michele,
    grazie per il tuo interessante commento, senza dubbio ci sono Centri Storici che sono stati sapientemente recuperati, (tu stesso ne citi), ovviamente le problematiche che portano allo spopolamento di un Centro Storico sono molteplici e non sempre facilemente individuabili. Molti sono i centri che andrebbero valorizzati ma questo, spesso, è un processo difficile da compiere, Policastro è uno dei tanti esempi. Per il Castello di Camerota hai perfettamente ragione, si sta praticamente disintegrando nel disinteresse generale, tuttavia lo stesso è accaduto al Castello di Licusati, forse ancora più spettacolare per la posizione in cui si trova (domina la gola del Mingardo), sembra che questi brani di storia interessino veramente a pochi.
    Torna a visitarmi presto spero che troverai post interessanti.

  3. Michele Shano ha detto:

    Salve Inno,

    Condivido l’interesse nei centri storici e il desiderio di vederli valorizzati. Peró, la tendenza di preoccupante spopolamento (e disgragazione) non mi sembra un fenomeno generale. Il contrario sembra vero per, per essempio, l’Umbria. Nel Cilento e La Valle del Diano si vede che il problema si manifesta veramente in un certo paese, ma che al paese prossimo, distante forse solo pochi kilometri, non si manifesta affatto. Due essempi possono essere Lentiscosa e San Giovanni a Piro.
    Forse manca qui e lá un senso civile che storicamente é stato presente anche nei centri rurali. Penso che questo senso civile non deriva dalla ricerca di ricchezza materiale.
    In questo contesto un’essempio impressionante é la mancata valorizzazion del centro storico di Policasto, un potenziale attrazione per gli interessi turistici di grande porporzioni, nascosto indietro una periferia moderna di una brutezza che rivale i paesi di Puerto Rico. Che ci sia un piccolo scavo con un pezzo di strada romana, peró, sembra di meritare l’attenzione. Roba mediovali, no. Come, per essempio, anche per il monumento mediovale stupenda della chiesa del undicesimo secolo a Novi Velia, che non ho mai visto segnalato come un possibile attrazzione per i visitori del Cilento.
    E possibile che, nella concezzione popolare, il medioevo nel Cilento é classificata con la barbaritá? In quel caso c’é poca speranza per i centri storici. Meno male che altrove la gente é fiero del loro passato storico.
    Adesso non diró niente del castello a Camerota che disintegra.

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