Quale destino per i Centri Storici ?

Già nel 2008 ho trattato il tema dei Centri Storici (QUI puoi leggere il post) tuttavia, a costo di essere ripetitivo voglio nuovamente porre l’attenzione su tale argomento che, a mio avviso, diventerà sempre di più un elemento chiave nel dibattito del recupero del costruito e della riqualificazinoe energetica ed ambientale.
L’evidente degrado, ambientale ed architettonico, che in misura sempre maggiore si appropria della maggior parte dei nostri bellissimi Centri Storici, per centinaia di anni custodi delle alterne vicende delle genti che lo hanno abitato, deve spingerci a porci una domanda che in molti vorrebbero, per vario motivo, eludere: quale destino voglioma che abbiano i nostri Centri Storici ?
Probabilmente le risposte che si possono dare a questo quesito (in maniera forse semplicistica) sono essenzialmente due, la prima indirizzata verso il totale abbandono dei Nuclei Storici, la seconda viceversa, orientata al recupero di questi ultimi.
Andiamo ad analizzare brevemente le due possibili soluzioni.
La prima risposta che vede “l’abbandono” dei Centri Storici e quindi il relativo degrado di questi ultimi, ci pone dinanzi a nuove problematiche. Posto, come logico che sia, un aumento costante seppur minimo della popolazione, seguito da uno spopolamento degli edifici esistenti, si profila il problema della realizzazione di nuove strutture edilizie (e conseguentemente nuovi nuclei urbani) che inevitabilmente andranno a consumare porzioni di territorio e quindi di natura.
Seppure volessimo pensare a tale nuovi nuclei abitati come elementi iper-tecnologici capaci di autosostenersi tanto da risultare ad “impatto zero” (visione estremamente fantascientifica) resta sempre attivo il nodo essenziale del consumo del territorio.
Si comprende bene come tale ipotesi si muova in maniera diametralmente opposta alla salvaguardia del territorio, se riconosciamo quest’ultimo come elemento essenziale da trasferire il più possibile integro alle future generazioni. l’ipotesi di abbandono e, quindi, degrado dei Centri Storici pone inoltre l’attenzione su un altra problematica, la perdita di identità culturale derivante dalla totale assenza di una memoria storico-architettonica.
La seconda risposta orientata al recupero dei Centri Storici, oltre ad escludere (o quantomeno attenuare) le problematiche relative al consumo del territorio pone l’attenzione sulla qualità architettonica del costruito esistente.
Come già accennato nel post richiamato all’inizio, il recupero del Centro Storico non esclude la possibilità di nuovi linguaggi architettonici applicati alla “città storica”, al contrario una corretta analisi del contesto e delle leggi che lo hanno generato, unitamente ad una sobria valutazione dell’intervento, escludono ipotesi difficilmente accettabili di mimesi storica.
A mio avviso il problema fondamentale affinchè il recupero del costruito possa essere veramente messo in atto passa attraverso l’incentivazione di tale operazione. Ad oggi già esistono alcuni incentivi pubblici che permettono di riqualificare il costruito tuttavia spesso le risorse disponibili sono insufficienti affinchè possa essere messa in atto una vera strategia comune. Ecco quindi che le amministrazioni locali dovrebbero farsi carico di tale problema (proprio perchè direttamente interessate) ponendo in essere una serie di incentivi legati, ad esempio, a “sgravi fiscali locali” o “incentivi locali” al fine di promuovere la tutela ed il riuso anche nell’ottica della riqualificazione energetica e mediante fonti rinnovabili.
Ma per quale motivo le amministrazioni locali dovrebbero intervenire? Prima di tutto riqualificare un Centro Storico significa recuperare una identità culturale che altrimenti andrebbe persa, identità culturale che messa in “rete” con i centri limitrofi può divenire motore di crescita turistica e quindi economica.
In secondo luogo intervenire su strutture esistenti, riqualificandole energeticamente, significa salvaguardare il contesto paesaggistico-ambientale all’interno del quale il Centro Storico è ubicato e conseguentemente innalzare il livello di qualità della vita che, oltre al fattore economico si basa anche sulla percezione dell’ambiente che circonda ogni singolo individuo.
Mettere in campo queste strategie è senza dubbio problematico tuttavia è l’unica strada che ci permetterà di salvaguardare il nostro pianeta, la nostra economia (locale) ed infine la nostra cultura.

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