Quale destino per i Centri Storici ?

12 febbraio 2011

Già nel 2008 ho trattato il tema dei Centri Storici (QUI puoi leggere il post) tuttavia, a costo di essere ripetitivo voglio nuovamente porre l’attenzione su tale argomento che, a mio avviso, diventerà sempre di più un elemento chiave nel dibattito del recupero del costruito e della riqualificazinoe energetica ed ambientale.
L’evidente degrado, ambientale ed architettonico, che in misura sempre maggiore si appropria della maggior parte dei nostri bellissimi Centri Storici, per centinaia di anni custodi delle alterne vicende delle genti che lo hanno abitato, deve spingerci a porci una domanda che in molti vorrebbero, per vario motivo, eludere: quale destino voglioma che abbiano i nostri Centri Storici ?
Probabilmente le risposte che si possono dare a questo quesito (in maniera forse semplicistica) sono essenzialmente due, la prima indirizzata verso il totale abbandono dei Nuclei Storici, la seconda viceversa, orientata al recupero di questi ultimi.
Andiamo ad analizzare brevemente le due possibili soluzioni.
La prima risposta che vede “l’abbandono” dei Centri Storici e quindi il relativo degrado di questi ultimi, ci pone dinanzi a nuove problematiche. Posto, come logico che sia, un aumento costante seppur minimo della popolazione, seguito da uno spopolamento degli edifici esistenti, si profila il problema della realizzazione di nuove strutture edilizie (e conseguentemente nuovi nuclei urbani) che inevitabilmente andranno a consumare porzioni di territorio e quindi di natura.
Seppure volessimo pensare a tale nuovi nuclei abitati come elementi iper-tecnologici capaci di autosostenersi tanto da risultare ad “impatto zero” (visione estremamente fantascientifica) resta sempre attivo il nodo essenziale del consumo del territorio.
Si comprende bene come tale ipotesi si muova in maniera diametralmente opposta alla salvaguardia del territorio, se riconosciamo quest’ultimo come elemento essenziale da trasferire il più possibile integro alle future generazioni. l’ipotesi di abbandono e, quindi, degrado dei Centri Storici pone inoltre l’attenzione su un altra problematica, la perdita di identità culturale derivante dalla totale assenza di una memoria storico-architettonica.
La seconda risposta orientata al recupero dei Centri Storici, oltre ad escludere (o quantomeno attenuare) le problematiche relative al consumo del territorio pone l’attenzione sulla qualità architettonica del costruito esistente.
Come già accennato nel post richiamato all’inizio, il recupero del Centro Storico non esclude la possibilità di nuovi linguaggi architettonici applicati alla “città storica”, al contrario una corretta analisi del contesto e delle leggi che lo hanno generato, unitamente ad una sobria valutazione dell’intervento, escludono ipotesi difficilmente accettabili di mimesi storica.
A mio avviso il problema fondamentale affinchè il recupero del costruito possa essere veramente messo in atto passa attraverso l’incentivazione di tale operazione. Ad oggi già esistono alcuni incentivi pubblici che permettono di riqualificare il costruito tuttavia spesso le risorse disponibili sono insufficienti affinchè possa essere messa in atto una vera strategia comune. Ecco quindi che le amministrazioni locali dovrebbero farsi carico di tale problema (proprio perchè direttamente interessate) ponendo in essere una serie di incentivi legati, ad esempio, a “sgravi fiscali locali” o “incentivi locali” al fine di promuovere la tutela ed il riuso anche nell’ottica della riqualificazione energetica e mediante fonti rinnovabili.
Ma per quale motivo le amministrazioni locali dovrebbero intervenire? Prima di tutto riqualificare un Centro Storico significa recuperare una identità culturale che altrimenti andrebbe persa, identità culturale che messa in “rete” con i centri limitrofi può divenire motore di crescita turistica e quindi economica.
In secondo luogo intervenire su strutture esistenti, riqualificandole energeticamente, significa salvaguardare il contesto paesaggistico-ambientale all’interno del quale il Centro Storico è ubicato e conseguentemente innalzare il livello di qualità della vita che, oltre al fattore economico si basa anche sulla percezione dell’ambiente che circonda ogni singolo individuo.
Mettere in campo queste strategie è senza dubbio problematico tuttavia è l’unica strada che ci permetterà di salvaguardare il nostro pianeta, la nostra economia (locale) ed infine la nostra cultura.

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Campania “piano casa 2011”

11 gennaio 2011

Ho già avuto modo di segnalare il Piano Casa promulgato dalla Regione Campania tuttavia, recentemente, in data 5 gennaio 2011, è stata emanata la Legge Regionale n°1 “MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 28 DICEMBRE 2009, N. 19 (MISURE URGENTI PER IL RILANCIO ECONOMICO, PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO ESISTENTE, PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO E PER LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA) E ALLA LEGGE REGIONALE 22 DICEMBRE 2004, N. 16 (NORME SUL GOVERNO DEL TERRITORIO)”

Cliccando QUI si possono scaricare sia le modifiche che il testo coordinato della Legge in formato PDF


Piano Casa Campania

9 gennaio 2010

Dopo numerosi rinvii il Piano Casa della Regione Campania è al via. La LEGGE REGIONALE N°19 DEL 28 DICEMBRE 2009 (“Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa ”) è stata pubblicata sul BURC n°80 del 29 dicembre 2009.

La legge prevede l’ampliamento fino al 20% della volumetria esistente delle villette uni e bifamiliari e all’aumento entro il limite del 35% della volumetria esistente degli edifici residenziali per gli interventi di demolizione e ricostruzione. Gli  interventi potranno essere realizzate anche sugli immobili qualificati “prima casa” oggetto di condono nonché su quelli per i quali è stata presentata richiesta di sanatoria.

scarica il Piano Casa Campania in formato PDF

 


Gli italiani inventano il fotovoltaico a prezzi bassi

5 gennaio 2010

tratto da “LA STAMPA” on line

Rivoluzione nel fotovoltaico:  nasce in Italia la tecnica per la “trasformazione” degli elementi troppo costosi . La sofisticata tecnologia è stata messa a punto dai ricercatori della Dichroic Cell in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara e CNR-INFM
‘Trasformare’ un elemento fotovoltaico in un altro, per ottimizzare le sempre più rare e preziose materie prime disponibili, ma anche per snellire tempi e costi di produzione. Quello che fino a ieri era un ambizioso progetto scientifico, oggi è una realtà grazie alla rivoluzionaria tecnica messa a punto dalla Dichroic Cell in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara e CNR-INFM (Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Nazionale per la Fisica della Materia)…

continua a leggere su www.lastampa.it


fonti rinnovabili…

23 dicembre 2009

Parte a gennaio la collaborazione con il mensile locale “CRONACHE CILENTANE” dove si terrà la rubrica dedicata alle fonti rinnovabili spiegate in maniera semplice e veloce.
la rubrica, oltre che da me, sarà seguita anche da una neo laureata in Ingegneria Gestionale, la Dott.ssa Fedora Mandracchia che svilupperà principalmente le tematiche legate al conto energia ed alle normative.

Ci vediamo su Croncache Cilentane di Gennaio 2010.

AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO !!


CasaClima

25 gennaio 2009

Probabilenmete, o saebbe meglio dire sicuramente, a livello Italiano una delle Regioni maggiormente all’avanguradia nel campo del risparmio energetico è la Provincia autonoma di Trento. Mentre a livello Nazionale si susseguono normative che teoricamente dovrebbero incentivare le costruzioni a minor risparmio di energia, ma che nell’atto pratico sono spesso scarsamente applicate, la Regione Trentino, e più ancora nello specifico, la Provincia di Bolzano, honna dato vita ed attuazione al progetto CasaClima.
CasaClima, in via esemplificativa, rappresenta uno standard costruttivo che assegna agli edifici una serie di classi energetiche (A, B, C, …) a secodo di quanta energia consumino annualmente, proprio come avviene per i più comuni elettrodomestici.
Con questo sistema tutti possono capire facilmente il “valore energetico” della propria abitazione o di quella che stanno per acquistare, in questo modo accanto ai normali indici di valutazione di un edificio (posizione urbanistica, soleggiamento ecc) si affianca questo ulteriore documento che costituisce un valore aggiunto. Comprare o costruire un edifico in classe energetica B sarà meglio di uno in classe C, ed ovviamente uno in classe A sarà più vantaggioso di uno in clsse B.
Le classi energetiche vengono certificate dall’Agenzia CasaClima che rilascia anche apposite targhe da applicare alle abitazioni.
Ovviamente, questo è da segnalare, allo stato odierno realizzare una struttura in classe più prossima alla A (o addirittura superiore ad essa, esiste anche la classe “oro”) ha un costo maggiore, che tuttavia negli anni viene ammortizzato tramite un minor consumo di energia e quindi un minor dispendio di risorse economiche.
Oltre a CasaClima altre tipologie di “incentivo” per la realizzazione di case a minor consumo energetico intervengono sui PRG o sui Regolamenti Edilizi, assegnando, solo per fare un esempio, un incremento volumetrico ai proprietri che decidono di realizzare edifici rispettosi dell’ambiente.
CasaClima, comunque, a mio avviso, rappresenta, nel panorama attuale, il miglior sistema per la realizzazione di case a risparmio energetico, non è un caso che la maggior parte di tali costruzioni si trovino in questa Regione, o in Regioni vicine a quest’ultima.

“CasaClima o, in tedesco KlimaHaus, è un metodo di calcolo, valutazione e certificazione del risparmio energetico dei nuovi edifici. È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell’ufficio “Aria e Rumore”, del Dipartimento all’Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia di Bolzano. È entrato in vigore a partire dal 2005.
CasaClima aiuta i professionisti a valutare i propri edifici in fase di progettazione stabilendo a quale classe energetica dovranno appartenere una volta realizzati.
La nuova normativa proposta dalla provincia di Bolzano, impone la “classe C” come standard minimo a cui riferire la progettazione e la realizzazione degli edifici. Per “classe C” si intende un valore di consumo energetico inferiore a 70 kWh/m²y all’anno (paragonabile alla capacità di 7 litri di gasolio per riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²). Soluzioni migliorative certificabili comprendono la “classe B” (≤50 kWh/m²y pari a 5 litri/m², detta anche casa da 5 litri), la “classe A” (≤30 kWh/m²y pari a 3 litri/m², detta anche casa da 3 litri) e la “classe oro” (≤10 kWh/m²y pari a 1 litro/m², detta anche casa da 1 litro).”
(1)

(1) CasaClima, http://it.wikipedia.org in data 25 gennaio 2009


Città “energetiche”

23 gennaio 2009

Diventa sempre più chiaro che le nostre città, così come sono state pensate e come noi stessi siamo abituati a pensarle, sono divenute il luogo della “non vivibilita” per eccellenza.
La rivoluzione industriale, che potremmo dire, ha dato il via al cambiamento ed alla trasformazione delle nostre architetture, ci ha restituito luoghi che sempre più si allontanano dall’essere a misura d’uomo.
Non è errato, o almeno non lo è totalmente, dire che “l’urbe” moderna, così come noi la conosciamo, sta divenendo un esperienza fallimentare, a livello umano ed ambientale.
Le nostre città, o almeno buona parte di esse, sono cresciute ben oltre i limiti di quanto il luogo che le ospita potesse sopportare, sono divenuti esseri “famelici” che, nel tempo, hanno assalito e divorato ogni spazio, divenendo la negazione della natura.
Probabilmente, in epoca Greca, questo avrebbe dato vita a nuove città, costruite in altri luoghi e secondo criteri che assecondavano il “genius loci”, oggi no questo non è più possibile, sono ormai finiti gli spazi su cui poter edificare nuove mura.
Le crisi energetiche che si sono verificate a partire dagli anni 70, hanno dimostrato come la totale dipendenza da fonti non rinnovabili, ci abbiano indotto, sicuramente senza volerlo, ma non liberi da colpe per non aver guardato oltre, a costruire giganti con i piedi di argilla che ormai mal sopportano il peso delle problematiche ambientali.
Tuttavia le nostre città ci sono e li restano, per fortuna o per disgrazia a seconda del punto di vista che l’osservatore vuole assumere, spetta a noi farci carico delle problematiche ambientali, oltre che sociali, irrisolte da decenni.
Personalmente credo che occorra fare “di necessità virtù”, è innegabile che serva un cambio di direzione, a tutti i livelli, spetta a noi rimboccarci le maniche e divenire fattivi, oltre che propositivi.
La tecnologia ci ha dato armi forti con cui combattere la battaglia, le fonti non rinnovabili non sono più una catena così stretta, tuttavia senza scomodare sempre il fotovoltaico, l’eolico e quant’altro, sono convinto che si possano ottenere significativi risultati anche solo con semplici interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria.
Se versiamo acqua in un bicchiere pieno di piccoli forellini siamo sicuri che non riusciremo mai a riempirlo, o quantomeno lo riempiremo con un dispendio enorme di acqua, allo stesso modo se i nostri edifici ad ogni minima escursione termica cedono o guadagnano energia dall’ambiente, il dispendio che avremo, per climatizzarli, sarà enorme, sotto il profilo economico, catastrofico dal punto di vista ambientale.
Le città in cui viviamo possono divenire il luogo dove risparmiare energia e questo senza interventi che ne stravolgano completamente l’assetto, basterebbe effettuare un buon isolamento termico delle pareti (evitando i ponti termici) ed usare infissi a taglio termico, già da soli questi due tipologie di accorgimenti, se estesi a tutti gli edifici, farebbero abbassare notevolmente le emissioni di CO2 nell’ambiente.


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