La Pompei del ‘900

21 ottobre 2012

In questo post voglio segnalarvi un interessante borgo situato nel territorio del Parco Nazionale del Cilento e  Vallo di Diano, incorniciato dai Torrenti Fasanella, Cellina e Mauri che, con altri, alimentano il Fiume Calore che da il nome all’omonima e bellissima Valle da cui Roscigno dista non molti chilometri.
In particolare vi parlo di Roscigno Vecchia, un piccolo aggregato di case abbandonate e parzialmente dirute molto interessante da visitare e meta ideale per un turismo alternativo.
Lo svuotamento di Roscigno Vecchia ebbe inizio ai primi del 900 del secolo scorso a causa di numerose frane che spinsero il Genio Civile ad emettere alcune ordinanze di sgombero e trasferimento nell’attuale Roscigno Nuova, la lenta ed inesorabile agonia in cui cadde l’abitato l’anno portato ad essere definito “la Pompei del ‘900”.
Visitare Roscigno Vecchia equivale a fare un salto indietro nel tempo, passeggiare per le viuzze del borgo trasmette una forte emozione, qui gli unici abitanti che si incontrano sono i gatti che hanno fatto delle case dirute la loro roccaforte.
Eppure Roscigno Vecchia ha trovato un nuovo modo di rivivere divenendo un Museo Città, in tal senso, a mio avviso, sono interessanti alcuni interventi architettonici effettuati nel borgo.
Piuttosto che operare secondo facili e sterili operazioni di mimesi architettonica, si è scelto di far convivere e dialogare antico e moderno.
Personalmente trovo che tali scelte progettuali siano le uniche possibili se non si vuole correre il rischio di restituire al turista un borgo inanimato, non solo sotto il profilo umano ma anche storico/architettonico, una cosa è certa per fare ciò occorre coraggio e sensibilità.
Sicuramente l’itervento operato sugli edifici destinati a Museo non è privo di problematiche ed il mio interesse non è entrare nella soluzione progettuale adottata, che potrebbe essere più o meno vicina alla mia personale sensibilità architettonica, al contrario quello che ritengo utile invece è evidenziare la validità della via tracciata perchè riconosco in essa una certa “correttezza  culturale”.
Roscigno Vecchia è sicuramente un borgo da promuovere in misura maggiore, in tal senso mi sento di consigliare la visita a tutti quelli che amano passeggiare alla scoperta dei paesi del cilento (e non solo), ricchezza di un entroterra suggestivo che merita di essere valorizzato.

(clicca sull’immagine per accedere alla galleria)

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Grande Lucania -vs- Principato di Salerno. Chi vincerà ?

4 gennaio 2011

Periodicamente a cura di comitati civici, associazioni, politici, viene rilanciata l’idea più o meno realistica di distaccarsi dalla Regione Campania per creare una nuova entità territoriale in grado di soddisfare i sogni e/o gli impulsi di riappropriarsi delle proprie identità culturali.
Accade così che anche il Presidente della Provincia di Salerno, On. Edmundo Cirielli, si sia fatto affascinare da questa idea facendosi “promotore” presso i Comuni cilentani, e non solo, di un nuovo impulso “secessionistico” (perdonatemi l’uso di un termine così forte).
Questa volta però non si tratta di “Grande Lucania” intesa come nuova Regione in grado di riprendere in qualche modo i confini territoriali e culturali della Lucania del periodo Romano, bensì del “Principato di Salerno”, territorialmente comprendente tutti (o buona parte) dei Comuni che si trovano al di sotto di Salerno.
Questo nuovo impulso, a quanto pare, nasce dalla volonta di distaccarsi da quel “napolicentrismo” che spesso soffoca la parte più estrema del territorio Campano che, a torto, finisce con l’identificarsi nella “periferia napoletana”.
E’ innegabile che tale problema sussista e che Napoli, politicamente – geograficamente – culturalmente, spesso (magari involontariamente) finisca con il soffocare la cultura tipica cilentana, la quale, da decenni rivendica una propria autonomia ed identità, tuttavia, e questa è opinione personale, non credo che la strada del “Principato di Salerno” sia la più opportuna da percorrere.
La costituzione di una nuova Regione dovrebbe basarsi su un sistema di identità geografico-culturale condivisa, il “Principato di Salerno” invece, storicamente parlando, non rappresenta tutto ciò, ecco quidi che si finirebbe con il proporre una nuove Regione che cerchi in qualche modo nuovamente di accostare culture lontane come possono essere quella cilentana e quella salernitana.
Mettendo da parte quanto appena accennato e riconoscendo che in qualche modo tutto ciò possa essere fatto, si pone sul tavolo un nuovo problema: il turismo.
Napoli rappresenta una meta turistica mondialmente riconosciuta, posto per assurdo che si riesca in breve tempo ad annullare il divario “pubblicitario” che divide la vecchia Campania dalla nuova Regione venutasi a creare, probabilmente si finirebbe con il passare dal “napolicentrismo” al “salernocentrismo” con l’unico vantaggio di essere solo più vicini.
Nelle immediate vicinanze di Salerno (escludendo volontariamente Salerno stesso) ci sono località turistiche che già attualmente rappresentano forti attrattori turistici, parlo di località quali Vietri sul Mare ed Amalfi solo per fare un sintetico e riduttivo esempio.

A mio modestissimo parere entrambe le scelte che vedono la costituzione di una nuova Regione non sono strade percorribili, tuttavia vi sarebbe una terza soluzione che vede come soggetto principale il Cilento, territorio che attualmente paga il prezzo più pesante al “napolicentrismo”.
Partiamo dalla già citata identità culturale, il Cilento ha sempre fatto parte della “Lucania” (attuale Basillicata) qui stanziavano le genti di lingua osca, spiega il geografo greco Strabone:
«La Lucania […] [si estende] dal fiume Lao, mentre fino a Metaponto dalla parte del golfo di Sicilia [lo Ionio]. Esterna all’Italia è la zona tarantina, che è vicina a Metaponto, e gli abitanti Iapigi […]. Poi il nome di Italia e di Enotria si estese anche fino a Metaponto e alla Siritide […]. Dunque la Lucania sta  tra la costa tirrenica e quella siciliana, dal Sele al Laus, e da Metaponto a Thurii; sul continente, va dai Sanniti all’istmo da Thurii a Cerilli, vicino al Lao: l’istmo misura trecento stadi [55,5 km]» (Strabone, Geografia, VI, 4)
Per quanto rigurada gli assetti economici ritengo (ma non sono un esperto) che la Basilicata avrebbe tutto da guadagnare, così come il Cilento, da questa ricongiunzione socio-territoriale.
E’ indubbio che l’area cilentana rappreseti un importante sbocco turistico, sul Mare Tirreno, per la Regione Basilicata che, a questo punto, non potrebbe non sfruttare località turistiche quali Marina di Camerota, Palinuro, Ascea ecc. incentivando investimenti turistici in quest’area territoriale.
Per finire ritengo che la scelta più logica, sia dal lato economico che culturale, non sia quella della creazione di una nuova Regione bensì quella dell’annessione terriole ad una già esistente questa volta, però, sulla base non di segni politici tracciati su una mappa quanto piuttosto sullo studio ed il riconoscimento di identità culturali e territoriali omogenee.


Il Fiume Mingardo

17 aprile 2008

Tra le numerose bellezze paesaggistiche che si trovano nel Cilento, volevo segnalare il Fiume “Mingardo” e la relativa gola in cui scorre. Gli appassionati del trekking certamente non potranno non percorrere i sentieri che costeggiano il Fiume ma consiglio a tutti di fare una passeggiata in questo luogo che certamente per la sua bellezza vi lascerà stupiti. Se non conoscete la gola del Mingardo e vorreste guardare qualche particolare prima di “mettervi in cammino” QUI potete trovare qualche scatto che ho realizzato. Il rumore di qualche auto che passa lungo la vicina strada, rompe a tratti il silenzio, tuttavia questo non disturba in particolar modo anzi accentua i periodi di quiete ed il suono dello scorrere lento del Fiume. Per chi si reca in questo luogo non può mancare di visitare il vicino Borgo di San Severino di Centola, ormai spopolato ma affascinante sia per la posizione in cui si trova che per la storia che ancora si respira percorrendo i suoi vicoli… ma di questo Borgo parlerò in un altro post.

– i. bortone –


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